C’è un modo elegante di raccontare il vino: non limitarsi a descriverlo, ma inseguirne la memoria, ricostruirne i passaggi dimenticati, restituirgli una voce. È esattamente ciò che fa il Dott. Giuseppe Baldassarre in “Ottavianello. La rinascita dell’uva nera della Città Bianca”, un’opera che nasce da un lavoro di ricerca ostinato, appassionato e profondamente identitario.
Fin dalle prime pagine emerge con forza la natura di questo libro: non un semplice saggio enologico, ma un’indagine, quasi un’inchiesta. Baldassarre si muove come un autentico “Sherlock Holmes del vino”, seguendo tracce, incrociando fonti, ricostruendo connessioni che riportano l’Ottavianello ben oltre i confini pugliesi, fino alle sue radici francesi. Un viaggio che è insieme geografico e culturale, capace di restituire dignità e profondità a un vitigno a lungo rimasto ai margini.
Ma ciò che rende questa opera ancora più significativa è la dimensione umana che la attraversa. Accanto all’autore, in questo percorso, troviamo il figlio Mario e la moglie Rosanna: una presenza discreta ma fondamentale, che trasforma la ricerca in un’opera corale, familiare, quasi intima. Non è solo un libro sul vino: è un libro fatto di relazioni, di memoria condivisa, di passione tramandata.
L’introduzione ci accompagna subito dentro il cuore del tema: la storia dell’Ottavianello si intreccia con quella di altri vitigni pugliesi, come il Susumaniello, condividendone il destino di progressiva scomparsa e, più recentemente, di riscoperta. Un vitigno che, un tempo diffuso e apprezzato per la sua leggerezza e finezza, ha rischiato di sparire sotto il peso di logiche produttive e cambiamenti agricoli. Eppure, proprio questa sua diversità – lontana dalla struttura e dalla potenza tipiche dei rossi pugliesi – diventa oggi la sua cifra distintiva.
Il libro si sviluppa poi come un percorso completo: dall’identità del vitigno alle sue declinazioni, dal territorio alle denominazioni, fino ad arrivare alla degustazione, agli abbinamenti gastronomici e persino a una dimensione più poetica e narrativa. Non manca nulla: è uno strumento per il professionista, ma anche una lettura coinvolgente per l’appassionato.
In un momento storico in cui il vino cerca sempre più autenticità, storie vere e radici profonde, questo volume rappresenta un contributo prezioso. È un invito a guardare oltre le etichette, a riscoprire ciò che rischiavamo di perdere, a dare valore a un patrimonio che appartiene non solo alla Puglia, ma alla cultura del vino nel suo insieme.
Per chi ama il vino, per chi lavora nel settore, ma anche per chi è semplicemente curioso di scoprire cosa si nasconde dietro un calice, “Ottavianello. La rinascita dell’uva nera della Città Bianca” è una lettura imprescindibile.
Un libro da leggere, custodire e tramandare.
Pietro D’Onghia - Associazione Italiana Sommelier - AIS regione Puglia
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