Vino, la Puglia protagonista della ripresa produttiva del Sud Italia
9 aprile 2026. A pochi giorni dall’apertura dei cancelli del Vinitaly, per Confagricoltura Puglia la sfida del vino pugliese, oggi, è presidiare valore, identità e competitività in un mercato che cambia, sotto la pressione del clima e della concorrenza internazionale. I numeri diffusi da un recente rapporto OIV lo confermano: la produzione mondiale 2025 è stimata in 232 milioni di ettolitri, in aumento del 3% sul 2024, ma ancora circa 7% sotto la media quinquennale. Anche l’Unione europea sale a 140 milioni di ettolitri, ma resta 8% sotto la media, segno che il settore continua a vivere una fase di equilibrio fragile, non di espansione.
Dentro questo scenario, l’Italia torna al vertice mondiale con una produzione stimata in 47,4 milioni di ettolitri, in crescita dell’8% rispetto al 2024 e circa 2% sopra la media quinquennale. Un risultato importante, che restituisce forza al sistema vitivinicolo nazionale dopo due annate complesse. Il dato più interessante è il modo in cui questo primato si costruisce, con un recupero trainato soprattutto dal Mezzogiorno (+19%), mentre il Centro segna una lieve flessione. È un segnale che valorizza il ruolo delle regioni del Sud, Puglia in testa, nella tenuta produttiva e strategica del vino italiano.
L’organizzazione degli agricoltori pugliesi evidenzia che questi numeri sono un richiamo alla responsabilità: “La ripresa produttiva – sottolinea il presidente Antonello Bruno – non basta se non si accompagna a una difesa più forte del reddito agricolo, della reputazione dei territori e della capacità di stare sui mercati con prodotti distintivi. La Puglia ha un patrimonio vitivinicolo che unisce estensione, qualità, varietà ampelografica e capacità di innovazione. Ma proprio per questo ha bisogno di politiche e azioni che sostengano l’impresa, la gestione dell’acqua, l’adattamento climatico, la promozione e l’aggregazione dell’offerta”.
Il quadro internazionale rafforza questa lettura. La Francia si ferma a 35,9 milioni di ettolitri, con un volume ancora circa 16% sotto la media quinquennale. La Spagna scende a 29,4 milioni di ettolitri, penalizzata da siccità e ondate di calore, mentre la Germania si attesta a 7,3 milioni e il Portogallo a 6,2 milioni di ettolitri. In parallelo, fuori dall’Europa, gli Stati Uniti recuperano solo parzialmente, il Cile continua a calare e il Sudafrica, l’Australia e il Brasile mostrano segnali di ripresa. Il mercato globale, insomma, resta più competitivo che mai, ma anche più selettivo: premia i sistemi capaci di garantire identità, coerenza qualitativa e presenza commerciale.
“Il vino non va misurato solo in ettolitri, ma nella sua capacità di generare valore lungo tutta la filiera. Il primato produttivo dell’Italia è una notizia positiva, ma diventa davvero strategico solo se si traduce in reddito per le imprese, tutela dei territori e rafforzamento dell’immagine del Made in Italy. In questo percorso – conclude – la Puglia si è allontanata da decenni dalla periferia produttiva o dalle produzioni di vini per altre regioni ed è diventata uno dei luoghi in cui si gioca la tenuta futura del comparto. Se il clima rende più instabile la vendemmia e i mercati restano deboli sul fronte dei consumi maturi, la risposta non può essere la rincorsa alla quantità. La risposta è una viticoltura più solida, più organizzata e più riconoscibile. È qui che si misura la competitività del vino italiano, ed è qui che la Puglia può e deve continuare a essere protagonista”.
Confagricoltura Puglia