Tra i tanti prodotti agroalimentari tradizionali di cui è ricco il nostro Paese, il Frico merita un posto di riguardo
Taranto, maggio 2026. Attraversando il corridoio centrale di un noto Ipermercato di Taranto, mi imbatto in uno stand dedicato alle specialità enogastronomiche friulane e non posso non notare un prodotto di cui conoscevo l'esistenza, la fama, ma che non avevo ancora assaggiato, il Frico. Senza esitazione ne compro un paio di confezioni. Ovviamente, si tratta di un prodotto pronto, precotto, confezionato sottovuoto e conservato in frigo, nulla a che fare con quello da degustare appena preparato, magari nella zona di produzione, ma mi accontento.
L'azienda che lo produce è la Latteria Visinale, che rientra nel Consorzio della DOP Montasio e che attua l'agricoltura biologica.
Il Montasio, ingrediente principale del Frico, è un formaggio di latte vaccino a pasta cotta, semidura, dal caratteristico colore bianco, con media occhiatura, dal sapore morbido e delicato di erba e latte fresco. Con l'aumento della stagionatura (può essere fresco, mezzano o stravecchio) il sapore diventa più aromatico, la crosta più dura e gialla e la pasta più friabile. Prende il nome dall'altopiano del Montasio, dove pare che questo formaggio venisse lavorato già dal 1200. Anticamente veniva chiamato Fricò, col passare del tempo ha perso l'accento finale. Oggi, il disciplinare di produzione, istituito nel 1986, prevede che si possa produrre in tutto il Friuli Venezia-Giulia e parte del Veneto (province di Belluno, Padova e Treviso e parte di quella di Venezia).
Il Frico, nella versione morbida, si presenta come una frittata, preparata con formaggio, patate e cipolle e nasce come piatto di recupero, pensato per utilizzare formaggi avanzati. Esiste anche la versione croccante, dove il formaggio viene fritto nel burro. Data la facilità di realizzazione e di reperibilità del Montasio o formaggi simili (Piave, Asiago), si può tranquillamente preparare in casa.
L'abbinamento ideale del Frico è con un vino bianco di buona struttura, acidità e freschezza utili a sgrassare il palato dalla grassezza e untuosità. Per rimanere nel territorio, l'ho provato con una Ribolla Gialla del Collio dell'azienda Volcic.
Il Collio è un'area geografica collinare interposta tra le province di Gorizia e di Goriška (Croazia) che si estende lungo il corso del fiume Isonzo. Una zona ad alta vocazione per la coltivazione di vitigni a bacca chiara, come nei Colli Orientali del Friuli (leggi qui). La Ribolla Gialla è uno di questi, ha grappolo compatto, conico e l'acino ha colore giallo-verde, di grandezza media e sferico, con buccia spessa; la polpa è succosa, acidula e poco aromatica; dà origine a vini dal colore giallo luminoso, che verte al dorato se macerato sulle bucce o invecchiato, con aromi di agrumi, frutta acerba ed erbe fresche, con leggera mineralità.
Le caretteristiche sopra descritte le ho ritrovate in questo vino DOP dell'azienda Volcic di Verona, imbottigliato nello stabilimento di Capriva del Friluli (GO). Grazie alla notevole struttura (13% vol. alcolico), ha mantenuto una buona freschezza anche a quasi 5 anni dalla vendemmia (settembre 2021), avendolo degustato nel mese di aprile 2026, sfatando la credenza che tutti i vini bianchi si debbano consumare al meglio entro i due anni.
Della stessa azienda, ho assaggiato lo Chardonnay, sempre Collio DOP, di facile beva, con i caratteristici sentori di pera, fiori bianchi, discreta freschezza. Vino per tutte le tasche, senza troppe pretese, che si trova facilmente nella G.D.O.
Paolo Bargelloni
Fonti: Quattrocalici.it, Wikipedia, Agraria.it, Consorzio Montasio DOP.
Articoli correlati: